Costigliole d’Asti
Fraz. Burio
Castello
E’ un peccato. Si tratta infatti di un castello tipico di uns certa maniera fortificatoria astigiana, e più estesamente monferrina, nonché di una costruzione notevolmente antica. Il Vergano (5), seguendo uns tradizione probabilmente errata ma assai diffusa, ricollega il toponimo Burio alla tribù ligure degli Eburiati. Ciò che lo identificherebbe con l’ altrimenti irreperibile Euburias donato nell’ 839 da re Lotario ad un certo Eremberto 2del comistato astese“. Altri (6) ne fanno un feudo della nobile famiglia astigiana die Pallio. Altri ancora, come il Bordone (7), data la primitiva fortificazione di Burio al XIV secolo, e ne attribuisce l’ iniziativa ai Pelletta, che ne avrebbero fatta una bastide signorile in mezzo ad un loro vasto possesso fondiario. Dotazione e origine che condividiamo, sia sulla base die reperti archtettonici, ancora visibili, come la decorazione a denti di sega in fasce multiple di alcune parti (motivo che proprio allora si diffonde in tutta l’ area del Piemonte sudorientale e centrale, probabilmente su derivazione genovese), sia per l’ impianto, o per meglio dire per la mancanza d’ impianto del complesso, riscontrabile certo in esempi di ogni tipo, ma molto più facilmente in realizzazioni minori, ad uso agricolo più che strategico.
L’ evoluzione della fabbrica pare – da ciò che si può desumere oggi da un’ indagine visiva – essersi sviluppata da una primitiva casa forte, quasi un dongione (l’ attuale alta costruzione centrale, con la piccola torretta poligonale a difesa dell’ antico ingresso), con una tipologia per alcuni versi simile a quella del più noto esempio di Serralunga d’ Alba. Intorno a questo edificio si sono poi accatastate nei secoli costruzioni di ogni tipo, angolazione, altezza e configurazione, tutte raccolte su un alto zoccolo o spalto scarpato tutt’ ora visibile /anche se non più con i rapporti illustrati dal Gonin nel secolo scorso, quando l’ altezza dello zoccolo risultava di oltre due volte quella attuale). L’ interno è stato completamente rifatto in epoca barocca.
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Si tratta generalmente di strutture semplici: torri, recepta, cioè recinti eventualmente rafforzati da un mastio, castelli recinto, a volte anche grossi edifici a corpo unico, a mezza strada tra il dongione e il castello vero e proprio. La loro precipua funzione è il controllo die passi, delle vie di comunicazioni. La loro disposizione generalmente prescinde dalla presenza di un preesistente centro abitato, mentre non dimetica mai le esigenze più propriamente difensive (luogo elevato, controllo di strada, presenza du aqua), e raramente le possibilità di utilizzo agricolo della zona circostante. Numerosissimi gli esempi, che formano la base numericamente maggiore del patrimonio castellano attuale: da Giarole, Camino, a Cortazzone a Burio.
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Ancora meno diffuso il dongione, costruzione tutto sommato intermedia tra la torre e il castello vero e proprio, in pratica una grande torre abitata. Però vantante un esempio di notevole valore (Carbonara Scrivia, purtroppo in rovina), insieme ad altri che sono diventati l’ elemento capostipite di fortificazioni più complesso (Burio).
CASTELLI DEL PIEMONTE
OMO II
ALESSANDRIA E ASTI
FLAVIO CONTI & GIAN MARIA TABARELLI
1978