COMUNE DI COSTIGLIOLE D’ ASTI
RELAZIONE PER LA RISTRUTTURA DEL CASTELLO BURIO
Quest’ opera realizzata nel 700 ha una storia che se purtreve verrà qui di seguito trascritta.
E’ da notare, purtroppo, che molte di queste opere sono dimentcate dai proprietari mancando le più importanti opere di manutenzio ne sono destinate al graduale deterioramento e di conseguenza a scomprarire.
A giudizio dello scrivente, questo castello meritava e merita tutt’ ora quei provvedimenti atti a garantirne la stabilità, evitando cosi che le opere del passato vengano ad essere cancellate per incuria dei proprietari. Questa costruzione medievale si presenta .... da nei muri perimetrali ed in genere nell’ insieme delle strutture portanti.
Il tetto, se pur sconnesso in una percentuale elevata, può essere riparato con una certa particolare cura.
Le falde a lato Nord-Est sono crollate recentemente. Esistono, negli ampi saloni, volte a diversi stili, architettonici, ben conservati è possibili riprestinarle con modesta spesa. Soffitti in legno di epoca antica sono deteriorati e in precarie condizioni di stabilità. Gli infissi – porte, finestre persiane – per la maggior parte sono stati rimosse ed aaportati da ignoti. Le parti murarie interne, nei saloni, caminetti, le cornici in stucco, marmi, ecc. Sono stati rimossi o gravemente danneggiati sempre per opera die Vandali che questa volta non sono proveniente dall’ estremo Nord. Non si spiega come in una società definita cruele si possa arrivare a distruggere quello che gli antichi ci anno lasciato.
E’ nostra opinione che sia necessario ad ognuno cercare di conservare quelle opere che illustrano le vicende remote, siano esse buone o cattive, porchè mantenendo in vita le opere del passato ci sarà utile, considerandone sia il lato positivo che quello negativo, trarne un valido insegnamento.
Trascurando in questa relazione i dati che riguardano la parte tecnica nei particolare, perchè meglio viene trattata nel computo metrico ed estimativo, è utile trascrivere, qui di seguito, alcuni cenni storici.
CENNI STORICI SUL CASTELLO DI BURIO
Il castello è citato per la prima volta in un documento del 834, per la donazione del castello stesso, con relativa corte, ad Ariberto di Asti, da parte di Lotario re d’ Italia e nipote di Carlo Magno.
Se si tiene conto che Carlo Magno è morto nell’ 814, all’ età di 71 anni, se ne deduce che il castello già esisteva,; quandi pensare che l’ opera sia stata realizzata in epoca precedente, intorno al 700. Ad avvalorare la nostra ipotesi, vi è l’ impostazione militare del castello ; infatti l’ organizzazione militare Carolinga, aveva fatto edificare in codesta zona numerosi castelli, per la difesa dagli Arabi che avevano campi trincerati ad Attinga e Nizza e di lì compivano, attraversando le Alpi, scorribande in Piemonte, costituendo così la seconda parte della tenaglia, che dalla Spagna doveva atritolare la Francia. In epoca successiva, comunque prima del 1'000 il castello con le zone circostanti è ad appannaggio della famiglia Lancia, ramo cadetto die Marchesi del Monferrato, il cui capostipite era un guerriero sceso in Italia con Ottone I, di origine Sassone e discendente di Carlo Magno.
In seguito con la decadenza della classe feudale, nell’ evolversi dell’ economia non più puramente agricola e curtense, ma sempre più artigianale, mercantile e cittadina, i Lancia decadono, fino a vendere pressochè tutte le loro proprietà al libero comune di Asti. A questo punto il domino die Lancia è ridotto al solo castello con annessa corte di Burio, nel quale giravano sempre più diritti acquisiti da cittadini di Asti. Il decadimento die Lancia ci è pervenuto in chiave ironica attraverso Pietro Vidal, poeta guerriero delle corti medioevali del Monferrato e del Piemonte.
Il Vidal, infatti, cantava: „.........Bonifacio tu fosti libero e potente ed ora debole e miserello perchè hai venduto più terra e castella di quanto una vecchierella galline e capponi .......“.
Con la morte dell’ ultimo marchese la famiglia sopravive grazie alla madre che si risposa col vicino signore del castello d’ Agliano, ore crescono i figli e la più famosa figlia Bianca Lancia celebrata perla bellezza, la grazia e la cultura. Poetava e cantava con particolare valore, secondo gli usi delle corti signorili del secolo.
Le corti di Bianca Maria si legarono a Federico II di Savona, imperatore del Sacro Impero Romano – germanico e re d’ Italia meridionale. Federico II, intelligente, attivo e spregiudicato, poco più che ventenne lottò per l’ affermazione del potere imperiale contro le ripetute e sempre rinnovate forze centrifughe rappresentate ora dal potere temporale dei papi, ora dalla ribelle anarchia feudale e, non per ultimo, dalla nuova e più pericolosa forza politica ed economica rappresentata dalla classe artigianale e mercantile espressa nel libero comune.
Federico II riprese così la lotta di Enrico IV e di Federico I, detto Barbarossa, il nonno in forma diversa ma con lo stesso risultato fondamentalmente negativo per l’ Impeno e per la storia tedesca.
Federico II si accampò sulle colline del Monferrato, nella regione di Asti. Realizzò il doppio scopo di avere le spalle coperte dai suoi più potenti alleati, i vari marchesi del Monferrato e della stessa città di Asti e quindi di poter sorvegliare a poca distanza le masse della lega avversaria eapeggiata dal comune di Milano e avente per base avanzata Alessandria.
L’ Imperatore conosce ed intreccia una forte relazione con la bella Bianca Maria Lancia che resterà la preferita nella pur ricca serie di relazioni femminili. Bianca che gli darà alcuni die suoi più importanti figli, come re Enzo, re Manfredi e Selvaggia, sposata ad uno die più potenti feudatari italiani, alleati e sostenitori dell’ Impero: il celebre Ezelino da Romano.
figli nascono illegittimi col nome materno die Lancia e saranno legittimati solo sui ventanni. I nuovi rapporti instaurati dalla famiglia Lancia col mito del potere economico – politico, fa sì che l’ imperatore elevò questa famiglia ai più alti fastigi della potenza e della ricchezza. I Lancia diventano Vicari Imperiali di Lombardia; ma estintasi la famiglia Lancia nel suo ramo originario di Burio, il castello passò in possesso di varie famiglie maggiorenti di Asti, come i Buoro, i Piletta, gli Animeri, ivi formando le sorti alterne della città. Questo libero comune aveva raggiunto nel suo massimo splendore uno sviluppo economico e demografico pari ai maggiori d’ Europa, così da contare 70'000 abitanti. Per lotte entestine il castello cade sotto il dominio di Milano, poi quello Angioino ed infine quello die Savoia, di cui costituì un importante centro industriale e finanziario. In tutti questi secoli, il castello di Burio acquistò grande importanza militare in un altro momento storico: durante la guerra del Monferrato. Insieme al fronteggiante castello di „Briccolu“ costitui un avamposto Franco – piemontese contro Ispano – gonzaghesi a difesa degli accessi al cuore die domini dei Savoia.
Il castello preso e ripreso fu anche incendiato, come ben si osserva sul fronte – est poco al di sotto del tetto.
Nella porta d’ ingresso, nella volta e negli interspizi del muro permangono forti tracce di fuligine. Il castello come ricorda una lapide solo ultimamente scomparse, fu ripristinato da Amedeo di Savona.
In seguito i proprietri furono i conti Lanzavecchia rimasti proprietari sino al l’ estinzione della famiglia avvenuta nell’ ultimo dopoguerra.
Il castello rimaneggiato nei secoli si conserva solido nelle sue parti mura.... e nel tetto, mentre invece manca negli infissi interni ed esterni, in gran parte rubati o lasciati perire per incuria. Ha mantenuto nelle parti essenziali le linee architettonoche in parte alto mediovale e in parte settecentesche. E da considerare un prototipo interessante di architettura militare.
Lo scrivente nel presentare il progetto si riserva di aggiornare gli elementi tecnici idonei per la ristrutturazione del castello mediovale Burio assicurando – fin d’ ora – di osservare gli elementi architettonici che lo compongono.
Le modifiche apportate nelle strutture esterne consistono nella demolizione dell’ intonaco, che in pratica è in cattive condizionu e per la maggior parte deterionato.
Ristrutturando le facciate con i mattoni gia esistenti, non possiamo che, seguendo questo metodo, riportare le facciate alla primitiva architettura. Econsugliabile lasciare in atto le strutture architettoniche delle finestre, davanzali di pietra, ecc.
La gronda del tetto deve essere rifatta interamente con mensole sagomate a gola diritta o rovscia, perlinatura della medesima gronda con legname grezzo e bruciato con fiamma, lasciato al naturale con flatting opaco. Canali di gronda e di discesa delle acque con sagomatura opportuna ed in rame, da escludersi lamiera zincata e pitturazuone.
Il tecnico incaricato:
GEOM. CINCI FIORINDO VARESE
Costigliole d’ Asti, 10, Settembre 1979